Ancora un weekend di cazzeggio...tra qualche ora ho il volo per napoli, non mi collegherò per qualche giorno
Ciaoo!
giovedì, settembre 27, 2007
mercoledì, settembre 19, 2007
Chiuso per ferie (promemoria)
Pausa di qualche giorno, sono stanchissimo (raffreddore, lavoro & ca$$i vari), avrei voluto raccontare dello scorso weekend, del pranzo con mio fratello e della ritrovata voglia di cucinare (le braciole! la torta!), del bowling, del film dei Simpson, del diverbio con Marco su qeusto blog (scusa!), dei casini nel condominio, del mio peso, del nuovo disco dei Turin Brakes in uscita, della parola "homesick", di tante e tante cose...ma non ho tempo e forze, e per fortuna mi manca un giorno e mezzo di lavoro e poi si parte per un lungo weekend modenese, rivedrò persone a me care, quei pazzi goblin a cui tengo tanto, non solo compagni di gioco, ma qualcuno di loro per me vale un po' di più. Ho voglia di rilassarmi, mangiare crescentine e bere lambrusco e giocare, e se ci scappa sabato sera anche ballare la salsa in qualche locale di modena, invitando sconosciute...
Vi farò sapere, buon weekend anche a voi, a presto
Vi farò sapere, buon weekend anche a voi, a presto
giovedì, settembre 13, 2007
Ti Xe fora come una pergoea
Si scrive più o meno così in veneziano la frase "Sei fuori come un balcone".
(bella lingua, davvero, il veneziano; con queste sue regole strane, le "l" che scompaiono, l'uso delle X che ancora non ho imparato a pronunciare correttamente; a proposito, se vi capiterà di passare a Venezia, oltre a mandarmi una mail per incontrarci, leggetevi prima "Venezia è un pesce" di Tiziano Scarpa, per prepararvi allo spirito della città).
Ma sto divagando: dicevo del balcone. Mi piace questa nuova casa; prima o poi riuscirò a scaricare qualche foto che ho scattato, di tramonti e di accostamenti buffi (la malefica Henkel che c'è qui vicino; la vecchia insegna dell'Agenzia Ippica; se ci riesco, dovrei fotografare anche qualche pantegana)
Stiamo al secondo e ultimo piano, e non abbiamo il tetto sul balcone (mi scuso per l'imprecisione tecnica); dal punto di vista del casalingo che è in me, è una fregatura per il problema del bucato, questo inverno ci beccheremo tanta di quella pioggia e umidità che ci toccherà asciugare i vestiti dentro casa.
Ma il lato positivo c'è: le stelle!! Anche stasera, sigaretta dopo cena col naso all'insu'. E il cielo mi ricorda il paginone doppio con la volta stellata che c'è in Vite Brevi, il settimo volume di Sandman, quando Distruzione fa il suo (celebre?) monologo:
Ora, non commento (sarà per un'altra volta) perchè non era mia intenzione: pensavo semplicemente alle stelle.
E mentre fumavo pensavo ancora ai racconti, al fatto che ognuno di noi ha una (e più) storia da raccontare. Non sarò mai uno scrittore, mi piacerebbe ma non ho la costanza, non mi esercito (se non con il blog) e mi manca il talento. Sono un umile cronista, avrei potuto fare il giornalista ma ho preso altre strade, non importa.
Però le storie degli altri non le voglio perdere, provo a conservarle in questa memoria fragile, a costo di togliere spazio per altre cose che - in teoria - sarebbero più importanti.
L'altro giorno dicevo delle cose che perderei iniziando ad andare in giro in auto anziché col bus; ho dimenticato di citare la caratteristica fondamentale: i bus sono raccoglitori di persone, serbatoi senza fondo di storie di ogni tipo.
Lo pensavo oggi tornando dal lavoro: da un paio di frasi, da un tassello di vita che osservi per caso, puoi provare a fare un esercizio di fantasia e ricostruire le vite degli altri.
Scena: interno autobus. Ragazzo intorno ai 14 anni seduto; magro, simile ai suoi coetanei per abbigliamento e tecno-mania: ha due cellulari, uno lo usa per ascoltare la musica (o forse è un altro aggeggio), con l'altro legge messaggi. Ha una faccia un po' tormentata e annoiata, ma sembra simpatico dalle espressioni buffe che assume quando gli parla la signora che è davanti a lui. Lei è la madre, sta in piedi, avrà almeno 50 anni, sguardo dolce, viso quasi identico a quello del figlio, è stanca ma sorride. Sono andati a fare compere insieme, credo scarpe. La madre deve essere una che ne ha passate di tutti i colori, i suoi occhi vanno dalla strada al figlio e si capisce che sta ricordando. La prima frase (e il primo sorriso) sono per lui, gli dice che fino a qualche anno prima non sarebbero andati a far spese insieme (si sa, i ragazzi un po' si vergognano, vogliono fare i "grandi"). Poi allunga una mano affettuosa e gli sistema la maglia, lui lascia fare anche se un po' infastidito, e lì scappa un sorriso anche a me. Poi ancora la madre parla al figlio di una terza persona che hanno incontrato poco prima, e da una semplice frase nella mia testa si ricostruisce una parte del puzzle: loro due sono veneti, il padre del ragazzo non c'è più ed era di origine meridionale.
Si potrebbe andare avanti a scrivere un libro intero con questi due personaggi.
E ho capito anche un'altra cosa: che la nostra storia è tutt'altro che passato; certo, bisogna vivere l'attimo e il presente, ma ce l'abbiamo stampata dentro, determina come siamo oggi ed è importante, anche se è il passato.
E' una banalità, ma che ci posso fare: mi son fora come una pergoea.
(bella lingua, davvero, il veneziano; con queste sue regole strane, le "l" che scompaiono, l'uso delle X che ancora non ho imparato a pronunciare correttamente; a proposito, se vi capiterà di passare a Venezia, oltre a mandarmi una mail per incontrarci, leggetevi prima "Venezia è un pesce" di Tiziano Scarpa, per prepararvi allo spirito della città).
Ma sto divagando: dicevo del balcone. Mi piace questa nuova casa; prima o poi riuscirò a scaricare qualche foto che ho scattato, di tramonti e di accostamenti buffi (la malefica Henkel che c'è qui vicino; la vecchia insegna dell'Agenzia Ippica; se ci riesco, dovrei fotografare anche qualche pantegana)
Stiamo al secondo e ultimo piano, e non abbiamo il tetto sul balcone (mi scuso per l'imprecisione tecnica); dal punto di vista del casalingo che è in me, è una fregatura per il problema del bucato, questo inverno ci beccheremo tanta di quella pioggia e umidità che ci toccherà asciugare i vestiti dentro casa.
Ma il lato positivo c'è: le stelle!! Anche stasera, sigaretta dopo cena col naso all'insu'. E il cielo mi ricorda il paginone doppio con la volta stellata che c'è in Vite Brevi, il settimo volume di Sandman, quando Distruzione fa il suo (celebre?) monologo:
Mi piacciono le stelle. E' l'illusione della stabilità, penso. Cioè splendono, implodono ed esplodono sempre. Ma da qui, posso fare finta... posso fare finta che durino per sempre, posso far finta che le vite durino più di un attimo... gli dei vanno e vengono. I mortali tremolano, e dopo un lampo si spengono. I mondi non sono eterni; le stelle e le galassie sono transitorie, cose che fuggono via, che brillano come falene e svaniscono nel freddo e nella polvere.
Ma io posso far finta.
Ora, non commento (sarà per un'altra volta) perchè non era mia intenzione: pensavo semplicemente alle stelle.
E mentre fumavo pensavo ancora ai racconti, al fatto che ognuno di noi ha una (e più) storia da raccontare. Non sarò mai uno scrittore, mi piacerebbe ma non ho la costanza, non mi esercito (se non con il blog) e mi manca il talento. Sono un umile cronista, avrei potuto fare il giornalista ma ho preso altre strade, non importa.
Però le storie degli altri non le voglio perdere, provo a conservarle in questa memoria fragile, a costo di togliere spazio per altre cose che - in teoria - sarebbero più importanti.
L'altro giorno dicevo delle cose che perderei iniziando ad andare in giro in auto anziché col bus; ho dimenticato di citare la caratteristica fondamentale: i bus sono raccoglitori di persone, serbatoi senza fondo di storie di ogni tipo.
Lo pensavo oggi tornando dal lavoro: da un paio di frasi, da un tassello di vita che osservi per caso, puoi provare a fare un esercizio di fantasia e ricostruire le vite degli altri.
Scena: interno autobus. Ragazzo intorno ai 14 anni seduto; magro, simile ai suoi coetanei per abbigliamento e tecno-mania: ha due cellulari, uno lo usa per ascoltare la musica (o forse è un altro aggeggio), con l'altro legge messaggi. Ha una faccia un po' tormentata e annoiata, ma sembra simpatico dalle espressioni buffe che assume quando gli parla la signora che è davanti a lui. Lei è la madre, sta in piedi, avrà almeno 50 anni, sguardo dolce, viso quasi identico a quello del figlio, è stanca ma sorride. Sono andati a fare compere insieme, credo scarpe. La madre deve essere una che ne ha passate di tutti i colori, i suoi occhi vanno dalla strada al figlio e si capisce che sta ricordando. La prima frase (e il primo sorriso) sono per lui, gli dice che fino a qualche anno prima non sarebbero andati a far spese insieme (si sa, i ragazzi un po' si vergognano, vogliono fare i "grandi"). Poi allunga una mano affettuosa e gli sistema la maglia, lui lascia fare anche se un po' infastidito, e lì scappa un sorriso anche a me. Poi ancora la madre parla al figlio di una terza persona che hanno incontrato poco prima, e da una semplice frase nella mia testa si ricostruisce una parte del puzzle: loro due sono veneti, il padre del ragazzo non c'è più ed era di origine meridionale.
Si potrebbe andare avanti a scrivere un libro intero con questi due personaggi.
E ho capito anche un'altra cosa: che la nostra storia è tutt'altro che passato; certo, bisogna vivere l'attimo e il presente, ma ce l'abbiamo stampata dentro, determina come siamo oggi ed è importante, anche se è il passato.
E' una banalità, ma che ci posso fare: mi son fora come una pergoea.
Fratello, dove sei? Qui.
Sono trascorse quasi due settimane dal trasloco, e ancora non ho raccontato niente della nuova casa. Distratto dalle vicissitudini sentimentali, ho dimenticato altri episodi importanti, come quello di sabato scorso. Mio fratello si trova qui in Veneto in questo periodo (ma questa è un'altra lunga storia...), e sabato l'ho invitato a pranzo da me. Cucino io, niente di eccezionale: tortellini confezionati, pronti in un minuto, con un sughetto semplice che ho fatto con i funghi (in scatola, ovvio); e per secondo gamberi fritti e patatine ancora più fritte e unte. Una bottiglia di Pinot in due forse è troppo, e dopo aver mangiato siamo entrambi knock-out sul divano; in tv danno "I Goonies", un tuffo indietro di 20 anni nell'infanzia. Una bella giornata tete-a-tete come non ci capitava da molto tempo, senza dirci niente di fondamentale, qualche cavolata sul lavoro, le auto, le donne; ma tra fratelli non servono grandi discorsi. Nel tardo pomeriggio se ne va, e poi in un messaggio mi ringrazia: "Mi ha fatto piacere pranzare da te". Dovreste conoscere meglio l'orso che sono io e il carattere di mio fratello e il nostro rapporto negli ultimi 10 anni per capire la portata dell'evento. Un sms che meriterebbe di non essere mai cancellato dal mio telefono.
mercoledì, settembre 12, 2007
Ctrl+Alt+Canc
Cioè: si resetta e si ricomincia. In meglio.
Stasera la scintilla è arrivata, proprio stasera che ero a un bivio: se avessi accettato un invito, probabilmente mi sarei ricacciato in un tunnel, in una inutile spirale di finzione. Sarei andato in un posto con persone di cui mi frega poco (tranne il mio amico Max), a recitare una parte, e a vedere una persona che non ho voglia (ancora) di vedere (just give me time!). Insomma, sarebbe stata una scelta autolesionistica alla Tafazzi.
E invece, la mia cara salsa mi viene in soccorso: "ah, ragazzi, mi spiace, non posso, ho il corso che finisce alle 23 a Favaro, poi mentre prendo il bus e vengo lì si fa troppo tardi, sono stanco, capirete, 2 ore di ballo..."
Alibi perfetto, ma non solo. In queste 2 ore mi sono davvero divertito! Via le paranoie della prima lezione (reset!), cambio le ballerine in entrambe le ore (reset!) e comincio a concentrarmi di più e a memorizzare le figure. Riesco persino a metterci un po' di stile, mio personale, soprattutto quando facciamo i "pasitos" di fronte allo specchio.
Serata perfetta, conclusa in bellezza da una risposta a un sms che non mi aspettavo; risposta in ritardo di 5 ore...credevo mi avrebbe ignorato...invece è arrivata e mi ha fatto sorridere.
Al ritorno, la solita odissea che ho descritto martedì scorso, ma stavolta logicamente con un umore diverso. E infatti pensavo: mi lamento della mia condizione di sfigato pedone, delle 2 ore che ho impiegato dopo la lezione per tornare a casa. Ma ci sono alcune cose che usando la macchina perderei, e invece non vorrei rinunciarvi: la Guinness al pub a Mestre in attesa della coincidenza tra i due bus, la passeggiata a piedi lungo il canale illuminato (quello pseudo-Brenta che passa per Mira, ma che in realtà non è un fiume); e soprattutto bagnarsi sotto l'impianto di irrigazione che c'è nei giardini della piazzetta della biblioteca (l'ho fatto stasera, che spasso! :-) )
Edit: una precisazione. Adesso non è che rinuncio ad andare in giro ovunque ci sia lei. Semplicemente, mi sono imposto (già da un po' di tempo) di fare solo ciò che mi piace, indipendentemente da ogni altra persona. E ballare salsa è quel che mi piace, adesso.
Stasera la scintilla è arrivata, proprio stasera che ero a un bivio: se avessi accettato un invito, probabilmente mi sarei ricacciato in un tunnel, in una inutile spirale di finzione. Sarei andato in un posto con persone di cui mi frega poco (tranne il mio amico Max), a recitare una parte, e a vedere una persona che non ho voglia (ancora) di vedere (just give me time!). Insomma, sarebbe stata una scelta autolesionistica alla Tafazzi.
E invece, la mia cara salsa mi viene in soccorso: "ah, ragazzi, mi spiace, non posso, ho il corso che finisce alle 23 a Favaro, poi mentre prendo il bus e vengo lì si fa troppo tardi, sono stanco, capirete, 2 ore di ballo..."
Alibi perfetto, ma non solo. In queste 2 ore mi sono davvero divertito! Via le paranoie della prima lezione (reset!), cambio le ballerine in entrambe le ore (reset!) e comincio a concentrarmi di più e a memorizzare le figure. Riesco persino a metterci un po' di stile, mio personale, soprattutto quando facciamo i "pasitos" di fronte allo specchio.
Serata perfetta, conclusa in bellezza da una risposta a un sms che non mi aspettavo; risposta in ritardo di 5 ore...credevo mi avrebbe ignorato...invece è arrivata e mi ha fatto sorridere.
Al ritorno, la solita odissea che ho descritto martedì scorso, ma stavolta logicamente con un umore diverso. E infatti pensavo: mi lamento della mia condizione di sfigato pedone, delle 2 ore che ho impiegato dopo la lezione per tornare a casa. Ma ci sono alcune cose che usando la macchina perderei, e invece non vorrei rinunciarvi: la Guinness al pub a Mestre in attesa della coincidenza tra i due bus, la passeggiata a piedi lungo il canale illuminato (quello pseudo-Brenta che passa per Mira, ma che in realtà non è un fiume); e soprattutto bagnarsi sotto l'impianto di irrigazione che c'è nei giardini della piazzetta della biblioteca (l'ho fatto stasera, che spasso! :-) )
Edit: una precisazione. Adesso non è che rinuncio ad andare in giro ovunque ci sia lei. Semplicemente, mi sono imposto (già da un po' di tempo) di fare solo ciò che mi piace, indipendentemente da ogni altra persona. E ballare salsa è quel che mi piace, adesso.
martedì, settembre 11, 2007
In attesa di una scintilla
You can't start a fire,
you can't start a fire without a spark
(Bruce Springsteen, Dancing In The Dark)
you can't start a fire without a spark
(Bruce Springsteen, Dancing In The Dark)
sabato, settembre 08, 2007
Walking on sunshine
Venerdì sera a casa di Davide, per il nostro consueto cineforum, abbiamo visto "Little Miss Sunshine". Bel film, certo anche qui ci sono spunti un po' ovvi, come l'epica del perdente (che però a me piace tanto!!). Ma il finale lo riscatta tutto (Giando avevi ragione, è quella stella in più); e io ingenuo che guardando il cappello della bimba pensavo al tip tap! (qualcuno prima o poi mi deve spiegare come funziona la vita...diciamo a partire dalle api e i fiori! :-) )
La bimba è deliziosa, grande il personaggio del nonno, e anche il dualismo tra Dwayne e Frank, con quel dialogo sul pontile parlando di Proust e di come aiuta a crescere il tempo in cui si soffre (anche qui, forse un po' banale, ma dipende molto dagli stati d'animo dello spettatore).
Infine: ho riconosciuto una canzone di Sufjan Stevens!! E poi http://www.imdb.com/ mi ha dato conferma: si tratta di Chicago, si sente nelle scene a inizio partenza col pullman Wolkswagen, giallo che è uno spettacolo!
Ho visto anche il trailer di Stardust, in uscita dal 12 ottobre; il mio timore è che sia stato ridotto troppo a un polpettone fantasy come tanti altri (ho visto su imdb che ci sono i pirati, e dal trailer sembra ci sia anche un combattimento), perdendo così le qualità poetiche che ne hanno fatto (per me) una grande storia di Neil Gaiman, una favola adatta anche a chi bambino non è più.
La bimba è deliziosa, grande il personaggio del nonno, e anche il dualismo tra Dwayne e Frank, con quel dialogo sul pontile parlando di Proust e di come aiuta a crescere il tempo in cui si soffre (anche qui, forse un po' banale, ma dipende molto dagli stati d'animo dello spettatore).
Infine: ho riconosciuto una canzone di Sufjan Stevens!! E poi http://www.imdb.com/ mi ha dato conferma: si tratta di Chicago, si sente nelle scene a inizio partenza col pullman Wolkswagen, giallo che è uno spettacolo!
Ho visto anche il trailer di Stardust, in uscita dal 12 ottobre; il mio timore è che sia stato ridotto troppo a un polpettone fantasy come tanti altri (ho visto su imdb che ci sono i pirati, e dal trailer sembra ci sia anche un combattimento), perdendo così le qualità poetiche che ne hanno fatto (per me) una grande storia di Neil Gaiman, una favola adatta anche a chi bambino non è più.
venerdì, settembre 07, 2007
Zac!
E' il suono onomatopeico del taglio netto.
Ed è anche Zach Braff, giovane attore che sicuramente conoscerete per il telefilm di MTV Scrubs. Nelle scorse settimane, nel mio "periodo K", dopo aver ascoltato gli Iron&Wine mi sono messo a cercare su Internet delle informazioni su questo gruppo, e mi sono imbattuto in una colonna sonora in cui c'è anche il loro bellissimo pezzo "Such great heights".
Il film si chiama "La mia vita a Garden State", Zach Braff è regista e attore, nel cast c'è anche la bellissima (per me) Natalie Portman. Ho noleggiato il film in un grigio sabato di metà agosto in cui la tipa iniziava a tirarmi i pacchi e le nuvole si addensavano all'orizzonte. L'effetto "facciamoci del male" del film era annunciato, ma giudicandolo a freddo, è stato invece una bella scoperta.
Intendiamoci: non un capolavoro (prima che Rob The Critic mi denunci! )
Ma un film delicato e secondo me un buon tentativo di raccontare una storia, che in seguito ho scoperto essere autobiografica.
Non farò alcuno spoiler rivelando che il film, analogamente all'altro mio preferito Elizabethtown, usa come premessa un lutto; da lì parte la storia di Andrew Largeman che, un po' come Orlando Bloom nell'altra pellicola, ritorna al paese natale per i funerali, e ritrova vecchi amici e - forse un po' scontato - trova l'amore.
Il buono del film non è certo l'inventiva nella sceneggiatura, ma il tatto, il modo di raccontare la storia, e alcune buone sequenze che resteranno impresse nella mente e nel cuore dello spettatore (soprattutto se già predisposto emotivamente - e questo può essere considerato un colpo basso del regista). C'è di buono che - Giando docet - non ci si prende molto sul serio, e la battuta spiritosa e dissacrante à la Scrubs può arrivare anche in un momento drammatico.
Voto: 2 palle (da giocoliere) e mezza.
(PS: visto? si ritorna a scrivere post "normali"...life goes on! ;-) )
Ed è anche Zach Braff, giovane attore che sicuramente conoscerete per il telefilm di MTV Scrubs. Nelle scorse settimane, nel mio "periodo K", dopo aver ascoltato gli Iron&Wine mi sono messo a cercare su Internet delle informazioni su questo gruppo, e mi sono imbattuto in una colonna sonora in cui c'è anche il loro bellissimo pezzo "Such great heights".
Il film si chiama "La mia vita a Garden State", Zach Braff è regista e attore, nel cast c'è anche la bellissima (per me) Natalie Portman. Ho noleggiato il film in un grigio sabato di metà agosto in cui la tipa iniziava a tirarmi i pacchi e le nuvole si addensavano all'orizzonte. L'effetto "facciamoci del male" del film era annunciato, ma giudicandolo a freddo, è stato invece una bella scoperta.
Intendiamoci: non un capolavoro (prima che Rob The Critic mi denunci! )
Ma un film delicato e secondo me un buon tentativo di raccontare una storia, che in seguito ho scoperto essere autobiografica.
Non farò alcuno spoiler rivelando che il film, analogamente all'altro mio preferito Elizabethtown, usa come premessa un lutto; da lì parte la storia di Andrew Largeman che, un po' come Orlando Bloom nell'altra pellicola, ritorna al paese natale per i funerali, e ritrova vecchi amici e - forse un po' scontato - trova l'amore.
Il buono del film non è certo l'inventiva nella sceneggiatura, ma il tatto, il modo di raccontare la storia, e alcune buone sequenze che resteranno impresse nella mente e nel cuore dello spettatore (soprattutto se già predisposto emotivamente - e questo può essere considerato un colpo basso del regista). C'è di buono che - Giando docet - non ci si prende molto sul serio, e la battuta spiritosa e dissacrante à la Scrubs può arrivare anche in un momento drammatico.
Voto: 2 palle (da giocoliere) e mezza.
(PS: visto? si ritorna a scrivere post "normali"...life goes on! ;-) )
Pagliacciate
Carissimi,
si torna oggi alla normalità, il tutto per merito dei vostri interventi, di una bella dormita e di una buona giornata al lavoro, e di una chiacchierata ieri col mio amico Max a proposito della donzella che ha fatto il bello e il cattivo tempo su questo blog nell'ultimo mese.
Concordiamo che la tipa non faccia per me e che ci siamo capiti male, io e lei...peccato...
Si guarda avanti.
Sono al pc da quasi due ore stanotte, e tra una risposta e l'altra ad amici sui miei vari forum, ho perso un po' il filo di questo discorso, quindi la cosa migliore è metterci definitivamente una pietra sopra e cambiare argomento.
Stasera sono stato alla periodica riunione pagliacciosa per stabilire i turni dei prossimi mesi in ospedale. Stavolta mi tocca la grande avventura: la geriatria!!! Comincio sabato 15...chissà come sarà il mio primo vecchietto! Mi immagino qualche ex alpino, che inizierà a raccontarmi (rigorosamente in lengoa veneta) le sue storie sulla guerra...e chi lo capisce! Ho già avuto impatti con gli anziani, abbiamo già fatto qualche mese fa una festa in una casa di riposo, ma l'ospedale è tutto un altro ambiente...speriamo bene!
Comunque stavolta sono stato io a chiedere a Manù di andarci giù pesante: ho bisogno di sperimentare molto per capire se sono tagliato per questa cosa. Le ho chiesto di mettermi più turni possibile, dovrei averne 6 in 3 mesi.
Ed è stato un tonico rivedere questa banda di matti. Sembrava di essere in una delle tue classi di bambini, Fra' !! ^_^ Con la Manu' che cercava di riportare l'ordine, e i ragazzi che si davano le sberle di nascosto!
E ho capito che questo è il gruppo che voglio frequentare nei prossimi mesi; mi piacciono, siamo tanti e tutti diversi ma in armonia, voglio conoscerli meglio, c'è tanto "materiale umano" da sentire e toccare, tanti nuovi amici...
A un certo punto dell'ordine del giorno, nelle varie & eventuali, Manu' ha chiesto se qualcuno di noi avesse qualcosa da dire. Ho preso la parola e ho detto "Pizza ha fatto il trasloco": è scattato l'applauso!! La questione del mio cambio di casa era diventata di interesse nazionale ormai...
E poi è stato bello anche il ritorno a casa, mi ha accompagnato un'amica che fa l'infermiera e che mi ha raccontato del suo viaggio in Africa in missione quest'estate.
Insomma, questo è un gruppo di persone dove posso essere come sono: posso far casino quando ne ho voglia, posso stare zitto quando preferisco essere silenzioso. Come ha detto Manu' (e lo ripeteva sempre al corso), ognuno di noi ha qualcosa di speciale, e si tratta solo di tirarlo fuori; qui non abbiamo niente da "mettere dentro", non ci sono primedonne. Siamo umili, ma non si deve fraintendere: umile non è uno che si nasconde dietro gli altri, annullandosi, ma è chi da quel che può, quel che ha, al massimo, ma con il cuore.
si torna oggi alla normalità, il tutto per merito dei vostri interventi, di una bella dormita e di una buona giornata al lavoro, e di una chiacchierata ieri col mio amico Max a proposito della donzella che ha fatto il bello e il cattivo tempo su questo blog nell'ultimo mese.
Concordiamo che la tipa non faccia per me e che ci siamo capiti male, io e lei...peccato...
Si guarda avanti.
Sono al pc da quasi due ore stanotte, e tra una risposta e l'altra ad amici sui miei vari forum, ho perso un po' il filo di questo discorso, quindi la cosa migliore è metterci definitivamente una pietra sopra e cambiare argomento.
Stasera sono stato alla periodica riunione pagliacciosa per stabilire i turni dei prossimi mesi in ospedale. Stavolta mi tocca la grande avventura: la geriatria!!! Comincio sabato 15...chissà come sarà il mio primo vecchietto! Mi immagino qualche ex alpino, che inizierà a raccontarmi (rigorosamente in lengoa veneta) le sue storie sulla guerra...e chi lo capisce! Ho già avuto impatti con gli anziani, abbiamo già fatto qualche mese fa una festa in una casa di riposo, ma l'ospedale è tutto un altro ambiente...speriamo bene!
Comunque stavolta sono stato io a chiedere a Manù di andarci giù pesante: ho bisogno di sperimentare molto per capire se sono tagliato per questa cosa. Le ho chiesto di mettermi più turni possibile, dovrei averne 6 in 3 mesi.
Ed è stato un tonico rivedere questa banda di matti. Sembrava di essere in una delle tue classi di bambini, Fra' !! ^_^ Con la Manu' che cercava di riportare l'ordine, e i ragazzi che si davano le sberle di nascosto!
E ho capito che questo è il gruppo che voglio frequentare nei prossimi mesi; mi piacciono, siamo tanti e tutti diversi ma in armonia, voglio conoscerli meglio, c'è tanto "materiale umano" da sentire e toccare, tanti nuovi amici...
A un certo punto dell'ordine del giorno, nelle varie & eventuali, Manu' ha chiesto se qualcuno di noi avesse qualcosa da dire. Ho preso la parola e ho detto "Pizza ha fatto il trasloco": è scattato l'applauso!! La questione del mio cambio di casa era diventata di interesse nazionale ormai...
E poi è stato bello anche il ritorno a casa, mi ha accompagnato un'amica che fa l'infermiera e che mi ha raccontato del suo viaggio in Africa in missione quest'estate.
Insomma, questo è un gruppo di persone dove posso essere come sono: posso far casino quando ne ho voglia, posso stare zitto quando preferisco essere silenzioso. Come ha detto Manu' (e lo ripeteva sempre al corso), ognuno di noi ha qualcosa di speciale, e si tratta solo di tirarlo fuori; qui non abbiamo niente da "mettere dentro", non ci sono primedonne. Siamo umili, ma non si deve fraintendere: umile non è uno che si nasconde dietro gli altri, annullandosi, ma è chi da quel che può, quel che ha, al massimo, ma con il cuore.
mercoledì, settembre 05, 2007
L'ultimo giorno d'estate
Notte insonne, di zanzare birra e sigarette. Sono tornato all'una dalla lezione di salsa: un disastro completo. Anzichè divertirmi come avrei voluto, ho portato il mio cervello inceppato anche a lezione, e ho rovinato il divertimento alle mie ballerine.
Sono tornato tardi sempre per colpa della mia condizione da pedone: ho dovuto prendere due bus notturni, e casa nuova è più lontana dalla scuola di ballo. Ho avuto tempo per pensare a cosa scrivere stasera. Tra l'altro, ho fatto anche un bel tratto di strada a piedi, lungo la riviera del Brenta (lunghezza del cammino misurabile in 2 sigarette), tra fumi della MiraLanza, zanzare, cani che mi abbaiavano da dietro ai cancelli, e altre amenità.
E la mezza luna nel cielo. E queste stronze di stelle spuntate dopo il temporale, che sembravano tutte lì riunite a sfottermi; non si erano fatte vedere quando le volevo, a S. Lorenzo, e adesso invece tutte lì, a godersi lo spettacolo.
Ho pensato che avrei voluto scrivervi di cose belle stanotte; degli amici ritrovati, della riscoperta di mio fratello, del libro di John Fante finalmente terminato, di Garden State, dei film della mostra del cinema che vorrei andare a vedere.
E invece vi tocca l'ennesima cupa riflessione, la consueta pippa mentale, la paginetta terapeutica da caro diario.
Ma d'altra parte, nessuno vi obbliga, e mi piace pensare che se siete su questa pagina è perchè siete miei amici, nella buona e nella cattiva sorte.
E allora provo a spiegare questa tempesta di emozioni di questi ultimi giorni, mentre mi fumo l'ultima Lucky Strike di un pacchetto finito troppo presto.
Giovedì: sono in ripresa. Ho scritto: ho tanti amici, non sono solo. Di buon umore, anche al lavoro. In ufficio c'è una festicciola per due coppie che stanno per sposarsi. Si mangia e si beve, lei fa soprattutto la seconda cosa; mi sorride e torna a scherzare con me, e io sono contento, sembra tutto tornare alla normalità nei nostri rapporti. Attendo la serata: ci sarà un incontro in enoteca, organizzato dal mio coinquilino, con i suoi amici del forum di motociclisti. Io già li conosco e mi stanno piuttosto simpatici. Lei ci è uscita una volta insieme, hanno fatto un giro in montagna in moto, lei faceva da "zavorra", le piacciono le moto, ma non ne ha ancora una. Per dire quanto mi sia estraneo questo mondo: io non so andare nemmeno in bicicletta!
La serata si annuncia divertente, e invece è il mio fallimento.
In uno dei post precedenti dicevo di temere un qualche avversario, ed eccolo lì che si presenta, con tutte le caratteristiche, o quasi: è simpatico; racconta barzellette, fa casino, è l'anima della serata, una primadonna, non sta zitto un minuto. Anche io credo di essere simpatico, ma sono più un gregario; do la stoccata, sono un umorista, non uno showman; di solito non faccio tappezzeria, ma quella sera sono ridotto al silenzio. Recito bene la parte di uno che se la sta spassando, seduto tra mio fratello e il mio coinquilino, ma dentro lo stomaco ho un buco nero.
Lui è "attivo": moto e le cazzate varie che indicavo (pareva quasi avesse letto il mio post! rafting, bungee-jumping, etc...).
Gli manca solo il fisico, ma stavolta non conta (alla faccia di tutti i problemi che mi creo io).
Si siede accanto a lei, e io ho un flash-forward, ho già capito tutto; ci sa fare, ci sa fare benissimo, si trasforma in polipo e le mette le mani ovunque.
Lei beve troppo, a fine serata è l'unica ad essere realmente ubriaca. Non può guidare, la ospitiamo a casa nostra, mettiamo su un lettino di fortuna. Io resto sveglio fin oltre le 3, a fumare (e che ve lo dico a fare?); l'alcool mi ha fatto un baffo, sono lucidissimo, rabbioso, amareggiato.
Il punto non è tanto la ragazza in particolare; passerà. Certo mi brucia, ma non biasimo nessuno; e il bello è che lui mi sta pure simpatico! Contenti loro, che in fondo sono amici miei, contenti tutti.
Il punto è un altro: è la mia totale incapacità in queste situazioni. Il fatto che mi dissolvo quando sono in "competizione" con un altro; come se, tra due cervi che lottano per la femmina, invece di prendersi a cornate, uno dei due rinunciasse alla lotta (mi scuso per il paragone zoologico)
Mi torna sempre in mente una canzone di Ligabue, di quelle minori di un album minore, "Quando tocca a te":
oppure perso giocandolo a morra
o atteso in coda col tuo numerino
e sei il solo a non spingere
Ecco: io non spingo.
Senza contare il mio essere inadatto al contatto fisico; faccio una fatica enorme ad abbracciare, a toccare, a dare un bacio.
Insomma ero lì a pensare a tutte queste cose, e non mi usciva nemmeno una lacrima, zero. Ho dormito a stento 2 ore, poi mi sono alzato e ho preparato la colazione per lei, per mio fratello e per il mio coinquilino, e ho aspettato che si svegliassero per andare al lavoro.
Max beve il caffè e dice "ah, come faremmo se non ci fosse Enzo!"
Frase che mi fa cadere ancora di più le braccia. Sono un ottimo casalingo, amico, fratello, che altro? Ma non sono compagno, amante, ragazzo. Questa cosa mi da profondamente fastidio. Mi sono rotto il cazzo di essere apprezzato per le mie presunte qualità.
Non me ne fotte niente di esser considerato buono, bravo, simpatico...se poi non c'è nessuno che mi apprezzi in maniera più profonda.
Troppo facile avere l'affetto degli amici, voglio di più.
E già mi vien male a pensare alla festa che faremo a ottobre per l'inaugurazione della nostra nuova casa. Mi sbatterò per far sì che tutto sia perfetto, che sia una serata divertente per tutti; cucinerò anche di notte per farli contenti (perchè così anche io sono contento), preparerò dolci di ogni sorta...A quale scopo? Per sentirmi dire la solita puttanata? "Bravo Enzo, sei un uomo da sposare!"...e intanto si tromba quell'altro?
Venerdì: al lavoro scazzo totale, e stanchezza mentale che si riflette sul fisico. Ho le gambe pesanti e una faccia da funerale. Usciamo un po' prima per fare un paio di viaggi con i pacchi verso la casa nuova, e io sono al minimo storico. Ma mi riprendo e trovo le forze per andare alla scuola di salsa: danno una festa per l'inizio dei corsi. Proprio quello che mi ci voleva, reagisco e vado lì, incontro un po' di gente, si chiacchiera e riesco a farmi anche qualche risata e un paio di giri con le mie girls; mi dicono anche che sono migliorato. Medicina per la mia autostima sottoterra. Parlo con una delle ballerine che conosce la mia situazione, e guardacaso conosce anche "lui". Mi prende in disparte e minaccia di prendermi a schiaffi: mi dice che sono un cretino, che io sono molto meglio; comincio a guardare la cosa da un altro punto di vista.
Sabato e domenica: completiamo il trasloco, ci facciamo un mazzo così, e non ho neanche il tempo di pensare alla situazione. O meglio, ci penso ma sto meglio, guardo avanti. Segretamente, ci spero ancora, magari è stato l'episodio di una sera, magari è solo colpa del vino. In altre parole mi illudo.
Lunedì: l'illusione continua. Al lavoro torno ad essere il solito, rilassato, spiritoso, e finalmente faccio quello per cui mi pagano. C'è in programma di uscire alle 18 per andare al mare. Andiamo a Jesolo, io, Max, la K. e Andrea. Serata stupenda, giochiamo a calcio sulla spiaggia, lei scherza, ci guardiamo molto, giochiamo, alla fine facciamo tutti il bagno.
C'è molto vento, e mi rendo conto che è l'ultima volta che andremo al mare quest'anno. Mi scatta in testa "Last day of summer" dei Cure.
The last day of summer never felt so old
Lei è sempre splendida. Chissà se lui la vede così. No, mi dico, lui è solo un polipo che ha agguantato un pezzo di carne, lui non ne ha capito la bellezza, lui non sa quanto lei è speciale. Continuo a illudermi.
Ceniamo pesce in un ristorante sul mare, è lei a guidare e noi tre maschietti possiamo alzare un po' il gomito. Al ritorno in macchina si canta, ci sono i Guns'n'Roses, io alla fine conosco solo Knockin' on Heaven's doors...ma va bene lo stesso...Non riuscendo a esprimere quello che ho dentro, ricorro alla tecnologia. Dopo che ci ha accompagnati e ci siamo salutati, le mando un messaggio, niente di stucchevole, una roba da amico, in cui le dico ciò che penso di lei e quanto sono contento di conoscerla. Niente di più. Niente TVB o roba del genere da quindicenni. Ma una volta riacquistata la sobrietà mi pento del messaggio (al quale lei ovviamente si è guardata bene dal rispondere).
Maledetti cellulari. Pazienza, si va a letto.
Martedì: giorno normale, ricaricato dalla bella serata; incrocio il suo sguardo in ufficio, tutto ok, qualche sorriso.
Il pomeriggio, di nuovo il buio: lei si iscrive al maledetto forum dei fottutissimi motociclisti, racconta della serata alcoolica, e dice candidamente che il tizio "non ha tenuto un attimo le mani in tasca!". Mi va il sangue alla testa.
Ok, allora, se ti piace, tienitelo pure. Punto.
Poi stasera la deludente serata al corso, per dare il colpo di grazia alla fiducia in me stesso.
Riassumendo: il problema è che ho una concezione sbagliata dell'amore e dei rapporti con le donne.
Sono rimasto al 1800. Avrei avuto vita facile solo se fossi stato un gentiluomo dell'età vittoriana, con un matrimonio combinato, fingendo di doverla conquistare facendo il romantico.
Non sono tagliato per la conquista, non suscito nessuna passione, non travolgo, non ispiro.
E quelle poche persone a cui piacevo, le ho allontanate io.
Quindi mi merito tutto quello che mi accade, corsi e ricorsi inclusi.
Mi dicono "sii te stesso".Ma a che cazzo serve? E soprattutto: come fare altrimenti? Non si cambia, nun ce sta' nient' a fa'!
E hai voglia a far corsi, a provare a uscire dal guscio; è solo cosmesi. Il corso clown sembrava aver aperto uno spiraglio, ma se non mi ci do anima e corpo, non servirà a niente.
Adesso si è fatto tardi e il racconto si fa sconnesso, è ora di andare a dormire.
Amici lettori, scusate per lo sproloquio, metterò ordine
Sono tornato tardi sempre per colpa della mia condizione da pedone: ho dovuto prendere due bus notturni, e casa nuova è più lontana dalla scuola di ballo. Ho avuto tempo per pensare a cosa scrivere stasera. Tra l'altro, ho fatto anche un bel tratto di strada a piedi, lungo la riviera del Brenta (lunghezza del cammino misurabile in 2 sigarette), tra fumi della MiraLanza, zanzare, cani che mi abbaiavano da dietro ai cancelli, e altre amenità.
E la mezza luna nel cielo. E queste stronze di stelle spuntate dopo il temporale, che sembravano tutte lì riunite a sfottermi; non si erano fatte vedere quando le volevo, a S. Lorenzo, e adesso invece tutte lì, a godersi lo spettacolo.
Ho pensato che avrei voluto scrivervi di cose belle stanotte; degli amici ritrovati, della riscoperta di mio fratello, del libro di John Fante finalmente terminato, di Garden State, dei film della mostra del cinema che vorrei andare a vedere.
E invece vi tocca l'ennesima cupa riflessione, la consueta pippa mentale, la paginetta terapeutica da caro diario.
Ma d'altra parte, nessuno vi obbliga, e mi piace pensare che se siete su questa pagina è perchè siete miei amici, nella buona e nella cattiva sorte.
E allora provo a spiegare questa tempesta di emozioni di questi ultimi giorni, mentre mi fumo l'ultima Lucky Strike di un pacchetto finito troppo presto.
Giovedì: sono in ripresa. Ho scritto: ho tanti amici, non sono solo. Di buon umore, anche al lavoro. In ufficio c'è una festicciola per due coppie che stanno per sposarsi. Si mangia e si beve, lei fa soprattutto la seconda cosa; mi sorride e torna a scherzare con me, e io sono contento, sembra tutto tornare alla normalità nei nostri rapporti. Attendo la serata: ci sarà un incontro in enoteca, organizzato dal mio coinquilino, con i suoi amici del forum di motociclisti. Io già li conosco e mi stanno piuttosto simpatici. Lei ci è uscita una volta insieme, hanno fatto un giro in montagna in moto, lei faceva da "zavorra", le piacciono le moto, ma non ne ha ancora una. Per dire quanto mi sia estraneo questo mondo: io non so andare nemmeno in bicicletta!
La serata si annuncia divertente, e invece è il mio fallimento.
In uno dei post precedenti dicevo di temere un qualche avversario, ed eccolo lì che si presenta, con tutte le caratteristiche, o quasi: è simpatico; racconta barzellette, fa casino, è l'anima della serata, una primadonna, non sta zitto un minuto. Anche io credo di essere simpatico, ma sono più un gregario; do la stoccata, sono un umorista, non uno showman; di solito non faccio tappezzeria, ma quella sera sono ridotto al silenzio. Recito bene la parte di uno che se la sta spassando, seduto tra mio fratello e il mio coinquilino, ma dentro lo stomaco ho un buco nero.
Lui è "attivo": moto e le cazzate varie che indicavo (pareva quasi avesse letto il mio post! rafting, bungee-jumping, etc...).
Gli manca solo il fisico, ma stavolta non conta (alla faccia di tutti i problemi che mi creo io).
Si siede accanto a lei, e io ho un flash-forward, ho già capito tutto; ci sa fare, ci sa fare benissimo, si trasforma in polipo e le mette le mani ovunque.
Lei beve troppo, a fine serata è l'unica ad essere realmente ubriaca. Non può guidare, la ospitiamo a casa nostra, mettiamo su un lettino di fortuna. Io resto sveglio fin oltre le 3, a fumare (e che ve lo dico a fare?); l'alcool mi ha fatto un baffo, sono lucidissimo, rabbioso, amareggiato.
Il punto non è tanto la ragazza in particolare; passerà. Certo mi brucia, ma non biasimo nessuno; e il bello è che lui mi sta pure simpatico! Contenti loro, che in fondo sono amici miei, contenti tutti.
Il punto è un altro: è la mia totale incapacità in queste situazioni. Il fatto che mi dissolvo quando sono in "competizione" con un altro; come se, tra due cervi che lottano per la femmina, invece di prendersi a cornate, uno dei due rinunciasse alla lotta (mi scuso per il paragone zoologico)
Mi torna sempre in mente una canzone di Ligabue, di quelle minori di un album minore, "Quando tocca a te":
Per ogni amore sbagliato d'un pelo
oppure perso giocandolo a morra
o atteso in coda col tuo numerino
e sei il solo a non spingere
Ecco: io non spingo.
Senza contare il mio essere inadatto al contatto fisico; faccio una fatica enorme ad abbracciare, a toccare, a dare un bacio.
Insomma ero lì a pensare a tutte queste cose, e non mi usciva nemmeno una lacrima, zero. Ho dormito a stento 2 ore, poi mi sono alzato e ho preparato la colazione per lei, per mio fratello e per il mio coinquilino, e ho aspettato che si svegliassero per andare al lavoro.
Max beve il caffè e dice "ah, come faremmo se non ci fosse Enzo!"
Frase che mi fa cadere ancora di più le braccia. Sono un ottimo casalingo, amico, fratello, che altro? Ma non sono compagno, amante, ragazzo. Questa cosa mi da profondamente fastidio. Mi sono rotto il cazzo di essere apprezzato per le mie presunte qualità.
Non me ne fotte niente di esser considerato buono, bravo, simpatico...se poi non c'è nessuno che mi apprezzi in maniera più profonda.
Troppo facile avere l'affetto degli amici, voglio di più.
E già mi vien male a pensare alla festa che faremo a ottobre per l'inaugurazione della nostra nuova casa. Mi sbatterò per far sì che tutto sia perfetto, che sia una serata divertente per tutti; cucinerò anche di notte per farli contenti (perchè così anche io sono contento), preparerò dolci di ogni sorta...A quale scopo? Per sentirmi dire la solita puttanata? "Bravo Enzo, sei un uomo da sposare!"...e intanto si tromba quell'altro?
Venerdì: al lavoro scazzo totale, e stanchezza mentale che si riflette sul fisico. Ho le gambe pesanti e una faccia da funerale. Usciamo un po' prima per fare un paio di viaggi con i pacchi verso la casa nuova, e io sono al minimo storico. Ma mi riprendo e trovo le forze per andare alla scuola di salsa: danno una festa per l'inizio dei corsi. Proprio quello che mi ci voleva, reagisco e vado lì, incontro un po' di gente, si chiacchiera e riesco a farmi anche qualche risata e un paio di giri con le mie girls; mi dicono anche che sono migliorato. Medicina per la mia autostima sottoterra. Parlo con una delle ballerine che conosce la mia situazione, e guardacaso conosce anche "lui". Mi prende in disparte e minaccia di prendermi a schiaffi: mi dice che sono un cretino, che io sono molto meglio; comincio a guardare la cosa da un altro punto di vista.
Sabato e domenica: completiamo il trasloco, ci facciamo un mazzo così, e non ho neanche il tempo di pensare alla situazione. O meglio, ci penso ma sto meglio, guardo avanti. Segretamente, ci spero ancora, magari è stato l'episodio di una sera, magari è solo colpa del vino. In altre parole mi illudo.
Lunedì: l'illusione continua. Al lavoro torno ad essere il solito, rilassato, spiritoso, e finalmente faccio quello per cui mi pagano. C'è in programma di uscire alle 18 per andare al mare. Andiamo a Jesolo, io, Max, la K. e Andrea. Serata stupenda, giochiamo a calcio sulla spiaggia, lei scherza, ci guardiamo molto, giochiamo, alla fine facciamo tutti il bagno.
C'è molto vento, e mi rendo conto che è l'ultima volta che andremo al mare quest'anno. Mi scatta in testa "Last day of summer" dei Cure.
But the last day of summer never felt so cold
The last day of summer never felt so old
Lei è sempre splendida. Chissà se lui la vede così. No, mi dico, lui è solo un polipo che ha agguantato un pezzo di carne, lui non ne ha capito la bellezza, lui non sa quanto lei è speciale. Continuo a illudermi.
Ceniamo pesce in un ristorante sul mare, è lei a guidare e noi tre maschietti possiamo alzare un po' il gomito. Al ritorno in macchina si canta, ci sono i Guns'n'Roses, io alla fine conosco solo Knockin' on Heaven's doors...ma va bene lo stesso...Non riuscendo a esprimere quello che ho dentro, ricorro alla tecnologia. Dopo che ci ha accompagnati e ci siamo salutati, le mando un messaggio, niente di stucchevole, una roba da amico, in cui le dico ciò che penso di lei e quanto sono contento di conoscerla. Niente di più. Niente TVB o roba del genere da quindicenni. Ma una volta riacquistata la sobrietà mi pento del messaggio (al quale lei ovviamente si è guardata bene dal rispondere).
Maledetti cellulari. Pazienza, si va a letto.
Martedì: giorno normale, ricaricato dalla bella serata; incrocio il suo sguardo in ufficio, tutto ok, qualche sorriso.
Il pomeriggio, di nuovo il buio: lei si iscrive al maledetto forum dei fottutissimi motociclisti, racconta della serata alcoolica, e dice candidamente che il tizio "non ha tenuto un attimo le mani in tasca!". Mi va il sangue alla testa.
Ok, allora, se ti piace, tienitelo pure. Punto.
Poi stasera la deludente serata al corso, per dare il colpo di grazia alla fiducia in me stesso.
Riassumendo: il problema è che ho una concezione sbagliata dell'amore e dei rapporti con le donne.
Sono rimasto al 1800. Avrei avuto vita facile solo se fossi stato un gentiluomo dell'età vittoriana, con un matrimonio combinato, fingendo di doverla conquistare facendo il romantico.
Non sono tagliato per la conquista, non suscito nessuna passione, non travolgo, non ispiro.
E quelle poche persone a cui piacevo, le ho allontanate io.
Quindi mi merito tutto quello che mi accade, corsi e ricorsi inclusi.
Mi dicono "sii te stesso".Ma a che cazzo serve? E soprattutto: come fare altrimenti? Non si cambia, nun ce sta' nient' a fa'!
E hai voglia a far corsi, a provare a uscire dal guscio; è solo cosmesi. Il corso clown sembrava aver aperto uno spiraglio, ma se non mi ci do anima e corpo, non servirà a niente.
Adesso si è fatto tardi e il racconto si fa sconnesso, è ora di andare a dormire.
Amici lettori, scusate per lo sproloquio, metterò ordine
lunedì, settembre 03, 2007
Insert coin to continue
Sempre per usare la metafora del videogame...
Attendere prego, sto tornando, ma oggi non ho tempo, e la rete fa i capricci
Ciao
Attendere prego, sto tornando, ma oggi non ho tempo, e la rete fa i capricci
Ciao
venerdì, agosto 31, 2007
mercoledì, agosto 29, 2007
You've got a friend
Nella pausa tra un pacco e l'altro, scrivo queste due righe.
Rileggo l'ultimo post, e mi rendo improvvisamente conto che uso troppo spesso, abuso, la parola "solo".
Proprio stasera ho avuto l'ennesima dimostrazione di non essere solo, di avere tanti amici e amiche, e sto già meglio.
Questa la dedico a voi tutti, vicini e lontani, cyber-amici e amici in carne ed ossa, pisani, vercellesi, lombardi e marchigiani, e napoletani della diaspora sparsi in tutta Italia! ;-)
http://www.youtube.com/watch?v=wftbahypdAA
Rileggo l'ultimo post, e mi rendo improvvisamente conto che uso troppo spesso, abuso, la parola "solo".
Proprio stasera ho avuto l'ennesima dimostrazione di non essere solo, di avere tanti amici e amiche, e sto già meglio.
Questa la dedico a voi tutti, vicini e lontani, cyber-amici e amici in carne ed ossa, pisani, vercellesi, lombardi e marchigiani, e napoletani della diaspora sparsi in tutta Italia! ;-)
http://www.youtube.com/watch?v=wftbahypdAA
lunedì, agosto 27, 2007
I taught myself to grow old
Ancora la voce assassina di Ryan Adams...questo forse è il più bel pezzo di "Easy Tiger", l'ultimo album; il testo si commenta da solo:
Poor little rose, beaten by the rain
In the wind in the gale, thunder and the hail
Sometimes I feel like I'm going insane
Without the numbness or the pain so intense to feel
Especially now it added up through the years
And I, I taught myself how to grow
Without any love and there was poison in the rain
I taught myself how to grow
Now I'm crooked on the outside, and the inside's broke
Most of the time I got nothing to say
When I do it's nothing and nobody's there to listen anyway
I know I'm probably better off this way
I just listen to the voices on the TV 'til I'm tired
My eyes grow heavy and I fade away
'Cause I, I taught myself how to grow
Without any love and there was poison in the rain
I taught myself how to grow
'Til I was crooked on the outside
I taught myself how to grow
Without any love and there was poison in the rain
I taught myself how to grow
'Til I was crooked on the outside, inside's caved
Crooked on the outside, inside's caved
Crooked on the outside, inside's caved
I taught myself how to grow old
L'armonica è un po' meno incisiva ma comunque bella; aggiungo qualche link a esibizioni live su youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=-sjzB-pUR1s
http://www.youtube.com/watch?v=dty4Jk0eERA&NR=1
E mi viene un'idea: ho visto sul suo sito le date del tour europeo, ovviamente non arriverà in Italia...a novembre mi organizzo una mini vacanza da qualche parte, che so, Berlino o Amsterdam, e vado al suo concerto.
Rigorosamente da solo, ovvio.
Poor little rose, beaten by the rain
In the wind in the gale, thunder and the hail
Sometimes I feel like I'm going insane
Without the numbness or the pain so intense to feel
Especially now it added up through the years
And I, I taught myself how to grow
Without any love and there was poison in the rain
I taught myself how to grow
Now I'm crooked on the outside, and the inside's broke
Most of the time I got nothing to say
When I do it's nothing and nobody's there to listen anyway
I know I'm probably better off this way
I just listen to the voices on the TV 'til I'm tired
My eyes grow heavy and I fade away
'Cause I, I taught myself how to grow
Without any love and there was poison in the rain
I taught myself how to grow
'Til I was crooked on the outside
I taught myself how to grow
Without any love and there was poison in the rain
I taught myself how to grow
'Til I was crooked on the outside, inside's caved
Crooked on the outside, inside's caved
Crooked on the outside, inside's caved
I taught myself how to grow old
L'armonica è un po' meno incisiva ma comunque bella; aggiungo qualche link a esibizioni live su youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=-sjzB-pUR1s
http://www.youtube.com/watch?v=dty4Jk0eERA&NR=1
E mi viene un'idea: ho visto sul suo sito le date del tour europeo, ovviamente non arriverà in Italia...a novembre mi organizzo una mini vacanza da qualche parte, che so, Berlino o Amsterdam, e vado al suo concerto.
Rigorosamente da solo, ovvio.
Smoke gets in your eyes
A proposito del fumo: oggi mi tornava in mente un'altra immagine, di una decina d'anni fa, quando c'erano ancora mio padre e mio nonno, e me li ricordo al tavolo del soggiorno di mia nonna insieme ai miei zii, la domenica a giocare a tressette.
E le nuvole di fumo che infestavano quella stanza!
Per me è un ricordo dolce...poi ovvio che se fossero morti per un tumore al polmone la questione avrebbe assunto tutto un altro sapore.
E invece preferisco ricordarmi il nonnino a 90 anni nelle mie partite contro di lui a scopa, quando si dimenticava anche diavercela, la sigaretta; formava delle lunghe tracce di cenere sul piano di vetro del vecchio tavolo della nonna...
(nota dell'autore: mi stracciava; non ero io a farlo vincere per accontentarlo, no, mi stracciava proprio!)
E le nuvole di fumo che infestavano quella stanza!
Per me è un ricordo dolce...poi ovvio che se fossero morti per un tumore al polmone la questione avrebbe assunto tutto un altro sapore.
E invece preferisco ricordarmi il nonnino a 90 anni nelle mie partite contro di lui a scopa, quando si dimenticava anche diavercela, la sigaretta; formava delle lunghe tracce di cenere sul piano di vetro del vecchio tavolo della nonna...
(nota dell'autore: mi stracciava; non ero io a farlo vincere per accontentarlo, no, mi stracciava proprio!)
Esterno, Notte
Questa estate la ricorderò per tanti motivi. Gli amici ritrovati, il contratto, la rinnovata voglia di avventura, la musica e l'ennesimo disillusionment (che suona così bene in inglese, un misto tra illusione e delusione)
E la ricorderò anche per un'altro motivo: è l'estate in cui ho iniziato a fumare.
Domani fa una settimana, e quasi un pacchetto.
Cari lettori, prima di fare i moralisti, aspettate.
Ci sono mille motivi, tutti ottimi secondo me. Primo: posso smettere quando voglio (lo so, dicono così tutti gli alcolisti! ^_^)
Secondo: è uno sfizio che volevo togliermi; "bacco, tabacco e venere / riducono l'uomo in cenere"? beh, non ho venere, lasciatemi almeno il vino e il tabacco...
Mi rendo conto che è una cazzata iniziare a 31 anni, è stato un po' uno scherzo con un collega che mi ha offerto di fare una pausa sigaretta vedendomi stressato al lavoro. Poi mi è piaciuto.
Beninteso: continua a farmi schifo la puzza del fumo, che sembra non riesca a togliermi di dosso nemmeno dopo aver lavato le mani per 2-3 volte. Ma la sensazione è stata stranamente piacevole.
Poi, prima che qualcuno di voi tiri in ballo i danni sulla salute bla bla bla, rispondo che lavoro a Marghera e andrò ad abitare a Mira, a due passi dalla Henkel, ex Miralanza. Con tutti i fumi che respiro in giro, le sigarette sono il male minore.
Tornando serio: i miei amici mi stanno facendo due scatole così dicendomi di smettere; pensano (ma non lo dicono) che sia la manifestazione di un disagio, una voglia di farsi male. Coincidenze, dati gli eventi del periodo. E se fosse semplicemente la voglia di essere "normale"? Una delle tante cose normali che non ho mai fatto in gioventù: tentativo, esperienza, prova. Niente di più.
E poi devo ammettere che ha un suo fascino particolare - senza tirare in ballo Humphrey Bogart come fa ogni giornalista senza fantasia quando al tg c'è un servizio sul fumo.
Poco fa ne ho fumata una fuori al balcone, guardando la luna (piena?) che c'è stasera, prendendomi le mie pause, pensando, guardando le poche finestre illuminate delle case di fronte, immaginando altri nottambuli come me, altri fumatori, altre vite insonni.
Senza sigaretta, sarebbe stato diverso.
E la ricorderò anche per un'altro motivo: è l'estate in cui ho iniziato a fumare.
Domani fa una settimana, e quasi un pacchetto.
Cari lettori, prima di fare i moralisti, aspettate.
Ci sono mille motivi, tutti ottimi secondo me. Primo: posso smettere quando voglio (lo so, dicono così tutti gli alcolisti! ^_^)
Secondo: è uno sfizio che volevo togliermi; "bacco, tabacco e venere / riducono l'uomo in cenere"? beh, non ho venere, lasciatemi almeno il vino e il tabacco...
Mi rendo conto che è una cazzata iniziare a 31 anni, è stato un po' uno scherzo con un collega che mi ha offerto di fare una pausa sigaretta vedendomi stressato al lavoro. Poi mi è piaciuto.
Beninteso: continua a farmi schifo la puzza del fumo, che sembra non riesca a togliermi di dosso nemmeno dopo aver lavato le mani per 2-3 volte. Ma la sensazione è stata stranamente piacevole.
Poi, prima che qualcuno di voi tiri in ballo i danni sulla salute bla bla bla, rispondo che lavoro a Marghera e andrò ad abitare a Mira, a due passi dalla Henkel, ex Miralanza. Con tutti i fumi che respiro in giro, le sigarette sono il male minore.
Tornando serio: i miei amici mi stanno facendo due scatole così dicendomi di smettere; pensano (ma non lo dicono) che sia la manifestazione di un disagio, una voglia di farsi male. Coincidenze, dati gli eventi del periodo. E se fosse semplicemente la voglia di essere "normale"? Una delle tante cose normali che non ho mai fatto in gioventù: tentativo, esperienza, prova. Niente di più.
E poi devo ammettere che ha un suo fascino particolare - senza tirare in ballo Humphrey Bogart come fa ogni giornalista senza fantasia quando al tg c'è un servizio sul fumo.
Poco fa ne ho fumata una fuori al balcone, guardando la luna (piena?) che c'è stasera, prendendomi le mie pause, pensando, guardando le poche finestre illuminate delle case di fronte, immaginando altri nottambuli come me, altri fumatori, altre vite insonni.
Senza sigaretta, sarebbe stato diverso.
Interno, Notte
Altra notte che non riesco ad addormentarmi, e resto qui a scrivere.
Per fortuna non l'ho fatto venerdì notte: avevo un post in canna, scritto intorno alle 3 del mattino di sabato, e fortunatamente non ho cliccato su "pubblica", poichè era triste e ricco di cazzate, dato che ero appena tornato piuttosto ciucco da una festa di compleanno (e fortuna che guida sempre Max, e mi riporta a casa sano e salvo).
Niente alcool invece in questo weekend. Sono stato a trovare un amico in provincia di Milano, non lo vedevo da un anno e mezzo, e adesso ha una bella bimba bionda di quasi un anno.
E' incredibile come passa il tempo, gli altri crescono e mettono la testa a posto, e io con i miei ormai quasi 31 anni continuo a fare il cazzone in calzamaglia verde (alias: Peter Pan). Forse per recuperare quello che non ho fatto quando dovevo, e cioè dai 15 ai 25...
Questi pensieri sono inevitabili ogni volta che mi incontro con gli amici di lunga data; con lui, per esempio, abbiamo fatto due conti, e ci conosciamo dalla bellezza di 18 anni. E questo significa che con te, Alf, che mi leggi, allora saranno 21 anni!!!
Insomma un bel sabato e domenica rilassanti, per poi ritrovarsi in questa camera colma di scatole, e ripiombare nell'ordinario; sabato faremo il trasloco, e io sono ancora sommerso dalle carte, metri cubi di libri, fumetti, cd, giochi in scatola e cazzate varie, tutto il mio ingombrante microcosmo. Questi bagagli che mi porto in giro lungo tutti i miei spostamenti (ormai sono al 4° trasloco, 2 a napoli e 2 qui).
Ci vorrebbe un raptus di follia e un po' di benzina per rimettere ordine - non solo alla camera, ma forse anche al mio cervello.
Per fortuna non l'ho fatto venerdì notte: avevo un post in canna, scritto intorno alle 3 del mattino di sabato, e fortunatamente non ho cliccato su "pubblica", poichè era triste e ricco di cazzate, dato che ero appena tornato piuttosto ciucco da una festa di compleanno (e fortuna che guida sempre Max, e mi riporta a casa sano e salvo).
Niente alcool invece in questo weekend. Sono stato a trovare un amico in provincia di Milano, non lo vedevo da un anno e mezzo, e adesso ha una bella bimba bionda di quasi un anno.
E' incredibile come passa il tempo, gli altri crescono e mettono la testa a posto, e io con i miei ormai quasi 31 anni continuo a fare il cazzone in calzamaglia verde (alias: Peter Pan). Forse per recuperare quello che non ho fatto quando dovevo, e cioè dai 15 ai 25...
Questi pensieri sono inevitabili ogni volta che mi incontro con gli amici di lunga data; con lui, per esempio, abbiamo fatto due conti, e ci conosciamo dalla bellezza di 18 anni. E questo significa che con te, Alf, che mi leggi, allora saranno 21 anni!!!
Insomma un bel sabato e domenica rilassanti, per poi ritrovarsi in questa camera colma di scatole, e ripiombare nell'ordinario; sabato faremo il trasloco, e io sono ancora sommerso dalle carte, metri cubi di libri, fumetti, cd, giochi in scatola e cazzate varie, tutto il mio ingombrante microcosmo. Questi bagagli che mi porto in giro lungo tutti i miei spostamenti (ormai sono al 4° trasloco, 2 a napoli e 2 qui).
Ci vorrebbe un raptus di follia e un po' di benzina per rimettere ordine - non solo alla camera, ma forse anche al mio cervello.
mercoledì, agosto 22, 2007
Palle Ovali
Sono tornato, ma l'umore non è ancora al 100%; però ho voglia di scrivere, ma il tempo è tiranno. Stiamo preparando il trasloco - e alcune incazzature derivano anche da questo. Stasera preparando i pacchi mi è capitato tra le mani un Linus di un paio d'anni fa, e sfogliandolo ho trovato un racconto sul rugby; tra un mese ci sono i mondiali, ho pensato di riportarlo qui, le storie di sport se ben narrate sono tra le migliori, a maggior ragione le storie di rugby che è uno degli sport più belli e intensi e con migliore potenziale narrativo. E poi Samoa oltre a essere un luogo di rugby, è uno dei luoghi frequentati da quel signore lì che vedete ritratto nel mio profilo. Il racconto si chiama "Shaka Sola", la rubrica è Ovalia, l'autore Marco Pastonesi:

Mi chiamo Shaka Sola, ho ventotto anni, e vengo da Samoa. A dire la verità, abito a Wellington, in Nuova Zelanda, ma a Samoa sono nato. E' il destino dei samoani: nascere nel posto più bello della Terra, e poi andarsene in giro per il mondo, lontano da casa, un'ora di nave o un giorno di aereo. A Samoa ci sono centomila samoani, nel mondo un milione. Come se sulle nostre isole non ci stessimo, come se tutti insieme le facessimo affondare. E' vero che siamo grandi e grossi, ma un'isola non va mica giù come se fosse un canotto. Anch'io sono grande e grosso. Lo ero fin da piccolo. E' che lì, al momento, non te ne accorgi di essere grande e grosso, perchè anche gli altri ragazzi hanno quelle dimensioni, ti specchi nelle loro facce piene come la luna, nelle loro schiene ampie come scogli, nelle loro ginocchia gonfie come palloni. A Samoa, quando devi decidere quale sport fare, c'è solo l'imbarazzo della scelta: o il rugby o il rugby. Io ho scelto il rugby. Potevo anche scegliere di non fare niente, cioè tutto: nuotare, remare, correre, saltare, ascoltare la musica o suonarla. Invece no: rugby. Vedendomi adesso, pensereste che, appena entrato in campo, l'allenatore mi abbia piazzato in prima linea, pilone. Macché. Ala. All'inizio ti mettono ala perchè lì fai meno danni, poi guardi gli altri che giocano e qualcosa impari anche senza che nessuno te lo debba dire. Poi, di solito, si scala: da ala a centro, da centro a terza linea. Io, da ala sono diventato centro, da centro sono emigrato in panchina. Passare, placcare, sostenere, poi sedere, incitare, a volte entrare. Bello il rugby. Un compagno fa una prodezza, e il merito è anche tuo. Tu fai una fesseria, e la colpa è di tutti. Anche di quelli in panchina. Un giorno mi sono stufato di giocare con gli altri solo i terzi tempi, quelli che si disputano a tavola dopo la partita, perchè i primi e i secondi tempi li guardavo e basta, e sono passato all'atletica. Niente corse e salti, a forza di terzi tempi non avevo più il fisico, ma lanci. La mia specialità è il peso. Una palla di ferro da gettare il più lontano possibile. Campione di Samoa, primatista nazionale, medaglia d'oro ai South Pacific Mini Games. Non so se mi spiego, Dunque qualificato per i Mondiali di Helsinki, in Finlandia. Parto da Palau, staterello della Micronesia, faccio scalo a Manila, nelle Filippine, ma lì è un gran casino, faccio confusione, perdo un po' di tempo al bar, e mi salta la coincidenza con il volo per Francoforte, in Germania. Pazienza. Prendo il volo successivo. Ma è ventiquattro ore più tardi. A Francoforte sto bene attento, al bar stavolta non mi fermo, così prendo giusto l'aereo per Helsinki. Con un taxi arrivo allo stadio. Mi presento, mi danno un pass, entro, chiedo quand'è la mia gara. "Il peso? Ieri", mi fa una signorina bionda e magra. Pazienza. "Quand'è il giavellotto?", chiedo alla signorina bionda e magra. "Oggi. Oggi pomeriggio". Così m'iscrivo, mi cambio, mi faccio prestare un giavellotto e, già che ci sono, mi faccio dire come s'impugna e come si lancia. Niente a che vedere con il peso. Il peso lo tieni stretto, vicino, attaccato, fra collo e mascella: ti pieghi e poi lo getti. Il giavellotto è più scomodo, rimane a sé stante, e presuppone una rincorsa, una velocità, un dinamismo che non conoscevo più dai tempi del rugby, finchè lo fai decollare come se fosse un aliante. E la traiettoria, mi sembra di capire, è quella che regala un volo di linea o charter, transoceanico o locale. Il primo lancio non è granché: 38 metri. Il secondo è già meglio: sui 41. Il terzo non è niente male, peccato che mi lasci prendere dalla velocità e la rincorsa finisca oltre una linea bianca. A parte il fatto che la storia della linea bianca non me l'ha spiegata nessuno, comunque fa niente. Peccato, però, perchè secondo me quel lancio era di almeno 45 metri. Adesso, comunque, sono primatista samoano anche di giavellotto. Stasera poi esco con quella signorina bionda e magra. A Wellington ho una moglie e una figlia di due anni. Ma le finlandesi sono proprio belle.

Mi chiamo Shaka Sola, ho ventotto anni, e vengo da Samoa. A dire la verità, abito a Wellington, in Nuova Zelanda, ma a Samoa sono nato. E' il destino dei samoani: nascere nel posto più bello della Terra, e poi andarsene in giro per il mondo, lontano da casa, un'ora di nave o un giorno di aereo. A Samoa ci sono centomila samoani, nel mondo un milione. Come se sulle nostre isole non ci stessimo, come se tutti insieme le facessimo affondare. E' vero che siamo grandi e grossi, ma un'isola non va mica giù come se fosse un canotto. Anch'io sono grande e grosso. Lo ero fin da piccolo. E' che lì, al momento, non te ne accorgi di essere grande e grosso, perchè anche gli altri ragazzi hanno quelle dimensioni, ti specchi nelle loro facce piene come la luna, nelle loro schiene ampie come scogli, nelle loro ginocchia gonfie come palloni. A Samoa, quando devi decidere quale sport fare, c'è solo l'imbarazzo della scelta: o il rugby o il rugby. Io ho scelto il rugby. Potevo anche scegliere di non fare niente, cioè tutto: nuotare, remare, correre, saltare, ascoltare la musica o suonarla. Invece no: rugby. Vedendomi adesso, pensereste che, appena entrato in campo, l'allenatore mi abbia piazzato in prima linea, pilone. Macché. Ala. All'inizio ti mettono ala perchè lì fai meno danni, poi guardi gli altri che giocano e qualcosa impari anche senza che nessuno te lo debba dire. Poi, di solito, si scala: da ala a centro, da centro a terza linea. Io, da ala sono diventato centro, da centro sono emigrato in panchina. Passare, placcare, sostenere, poi sedere, incitare, a volte entrare. Bello il rugby. Un compagno fa una prodezza, e il merito è anche tuo. Tu fai una fesseria, e la colpa è di tutti. Anche di quelli in panchina. Un giorno mi sono stufato di giocare con gli altri solo i terzi tempi, quelli che si disputano a tavola dopo la partita, perchè i primi e i secondi tempi li guardavo e basta, e sono passato all'atletica. Niente corse e salti, a forza di terzi tempi non avevo più il fisico, ma lanci. La mia specialità è il peso. Una palla di ferro da gettare il più lontano possibile. Campione di Samoa, primatista nazionale, medaglia d'oro ai South Pacific Mini Games. Non so se mi spiego, Dunque qualificato per i Mondiali di Helsinki, in Finlandia. Parto da Palau, staterello della Micronesia, faccio scalo a Manila, nelle Filippine, ma lì è un gran casino, faccio confusione, perdo un po' di tempo al bar, e mi salta la coincidenza con il volo per Francoforte, in Germania. Pazienza. Prendo il volo successivo. Ma è ventiquattro ore più tardi. A Francoforte sto bene attento, al bar stavolta non mi fermo, così prendo giusto l'aereo per Helsinki. Con un taxi arrivo allo stadio. Mi presento, mi danno un pass, entro, chiedo quand'è la mia gara. "Il peso? Ieri", mi fa una signorina bionda e magra. Pazienza. "Quand'è il giavellotto?", chiedo alla signorina bionda e magra. "Oggi. Oggi pomeriggio". Così m'iscrivo, mi cambio, mi faccio prestare un giavellotto e, già che ci sono, mi faccio dire come s'impugna e come si lancia. Niente a che vedere con il peso. Il peso lo tieni stretto, vicino, attaccato, fra collo e mascella: ti pieghi e poi lo getti. Il giavellotto è più scomodo, rimane a sé stante, e presuppone una rincorsa, una velocità, un dinamismo che non conoscevo più dai tempi del rugby, finchè lo fai decollare come se fosse un aliante. E la traiettoria, mi sembra di capire, è quella che regala un volo di linea o charter, transoceanico o locale. Il primo lancio non è granché: 38 metri. Il secondo è già meglio: sui 41. Il terzo non è niente male, peccato che mi lasci prendere dalla velocità e la rincorsa finisca oltre una linea bianca. A parte il fatto che la storia della linea bianca non me l'ha spiegata nessuno, comunque fa niente. Peccato, però, perchè secondo me quel lancio era di almeno 45 metri. Adesso, comunque, sono primatista samoano anche di giavellotto. Stasera poi esco con quella signorina bionda e magra. A Wellington ho una moglie e una figlia di due anni. Ma le finlandesi sono proprio belle.
martedì, agosto 21, 2007
God Bless Scotland

Sul fondo di un bicchiere di Tennents, la rivelazione.
In realtà già masticata e digerita tra ieri e oggi, dopo un weekend difficile, ma portata alla luce stasera, al pub col mio amico Max.
Ed è questa, semplice e chiara come una birra: non ne vale la pena.
Ci sono cose molto più importanti per cui soffrire.
E cose altrettanto belle da godersi.
Per cui: fanculo l'ennesima storia mancata e finita male, con tutto lo strascico di illusioni.
La pausa del blog è durata poco; si torna a scrivere, si torna a vivere.
(Credevate di liberarvi così facilmente di me?? :-) )
PS: in realtà non era un bicchiere, ma un litro e mezzo bevuto in due. Quindi adesso passo e chiudo, perchè vedo il desktop che gira gira gira come nemmeno Windows Vista! :-)
venerdì, agosto 17, 2007
Un passo indietro
Hai ragione F., di 2 di picche non si muore. Non è quello il mio problema, vado a testa bassa, senza paura. Il punto è che vorrei essere istintivo. Già penso troppo di solito (e si vede, dal blog). Già programmo per lavoro, non vorrei programmare anche nei sentimenti. Per cui non riesco a seguire i consigli di chi (S., M...) mi dice di essere paziente...Certo, c'è da addomesticare la volpe (per restare in tema ;-) ), avvicinandosi lentamente; la pazienza ce l'ho, ma vorrei evitare calcoli e strategie. Voglio dare affetto.Se la volpe non lo vuole, peggio per lei.
Periodo di stress, il blog va in pausa qui, a tempo indeterminato.
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