martedì, luglio 03, 2007

Terra Mia (?)


Cito una canzone di Pino Daniele dei vecchi tempi, è un obbligo per questo post.
Perchè Pino Daniele non mi è mai piaciuto troppo. Perchè non ho mai scelto di essere napoletano, però, by chance, lo sono. Perchè non sono un neo-borbonico come il mio amico marco :-D (marcoricciardi.blogspot.com)
Ma sto divagando; solo per inquadrare il post, per precisare il mio rapporto con la terra natia; diciamo che non la rimpiango molto se non per qualche amico e qualche parente rimasto.
Eppure...ogni volta che torno giù, c'è qualcosa di irrisolto. L'ultima volta è stato una decina di giorni fa, per il matrimonio di un amico.
Volo da Marco Polo: rivedo Venezia dall'alto, un tuffo al cuore, bellissima; l'avevo vista così solo due anni e mezzo fa, in verso opposto, al mio primo volo verso l'avventura, col colloquio che mi attendeva e la pressione a 200 e l'emozione (e nel frattempo ignoravo che a Napoli anche mio nonno stava volando, ma un po' più su).
Atterro a Capodichino: il solito caos, la solita prima impressione negativa, aggiungeteci pure la monnezza e il caldo e il traffico, shakerate bene, e otterrete un cocktail che non so come ho fatto a bere per così tanti anni.
Eppure...quando stavo per ripartire, per tornare su alla mia amata Venezia, ai miei amici e colleghi, alle mie abitudini, alla salsa, ai pagliacci, a tutto ciò che mi lega a questo posto, nonostante tutto avevo un'angoscia indefinita, la sensazione di aver dimenticato qualcosa, come quando esci di casa e non sei sicuro di aver chiuso il rubinetto del gas. Qualcosa in sospeso, da fare o da dire.

E poi ieri notte ho visto questo film su rai3: Vento di terra.
http://www.repubblica.it/trovacinema/scheda_film.jsp?idContent=276872
Il trailer sulla rai diceva "una napoli senza speranza - ma orgogliosa". Bella consolazione, l'orgoglio.
Bel film, piuttosto deprimente; molto bravo il protagonista, Vincenzo, con dei primi piani molto intensi. E la sensazione strana di rivedere posti più o meno noti ("il ponte alla Sanità" !!)
E poi un'altro particolare di cui mi sono accorto solo sul carrello che chiude il film: durante tutta la storia, non si vede un solo spicchio di mare. Non una delle abusate immagine oleografiche, da cartolina, della Napoli con il mare, il sole, il Vesuvio e il pino mediterraneo...niente mandolini nè pizze, quella rappresentata è una Napoli grigia, intrisa di sudore e lacrime, non c'è spazio per "o' core" nel senso di comune accezione. Dove i personaggi ci mettono il cuore, è solo per tirare avanti, per sostenersi l'uno con l'altro, perchè come dice Giovanna nel film "'cca nun ce sta niente", e si vede quanta fatica costa vivere, dappertutto, ma lì (qui?) forse più che altrove.
Un film da rivedere, magari non di notte, non da solo; anzi da rivedere due volte: una giù con i miei amici ancora a Napoli, e una quassù, in uno dei nostri cineforum "multietnici" coi miei amici e colleghi lombardi, veneti, romani e torinesi, per provare a capirci qualcosa insieme.
Sì, non sono filo-napoletano come Marco, ma rivendico alcune nostre particolarità, e il fatto che siamo una brutta "razza", complessa e difficile.

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