venerdì, marzo 28, 2008

Letto per caso

Dal barbiere, su GQ (che mi guardo bene dal comprare), un bellissimo pezzo di Ivan Cotroneo, scrittore napoletano. Cade a pennello...

I bambini guardano il mondo con occhi nuovi. Osservano le cose per la prima volta, o comunque hanno visto accadere tutto troppe poche volte, per essere sicuri che le dinamiche si ripetano immutabili. Quindi, fissano attenti la pallina lanciata in aria:non sono certi che ricadrà necessariamente al suolo. Si intristiscono quando i genitori vanno via: certo finora sono sempre ritornati, ma chi dice loro che lo rifaranno? Aprono gli occhi al mattino e ritrovano la luce del sole con un sentimento di stupore: come i filosofi empirici, fino al momento prima non erano così certi della sua ricomparsa dopo il buio della notte.

Noi adulti siamo condannati dall’esperienza ad aspettarci che le cose accadano seguendo leggi che conosciamo. E siamo presi dalla sottile angoscia di conoscere già tutto. Che gli amori prima o poi finiscano, invece di diventare più forti. Che le amicizie si perdano, invece di ricominciare. Che una volta afferrato qualcosa lo si debba lasciare andare. Guardiamo la premessa con una costante sensazione di perdita, perché a una data causa segue sempre un necessario effetto.

Una volta un amico mi ha detto: “io mi preparo al peggio, così se arriva sono pronto”. Penso di non conoscere un modo più triste di vivere.

Forse bisognerebbe prepararsi al meglio, e anche quando arriva sperare e lavorare ancora e insistentemente per un meglio situato un po’ più in là. Per un “più meglio” come si dice in maniera rafforzativa a Napoli.

E smettere di aspettarci una fine obbligatoria: nell’amore, nell’amicizia, nell’arte e nella vita.

In fondo, a ben guardare, conosciamo così poco.

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